AC/DC ‎– Back In Black

Chi avrebbe mai immaginato che dalle ceneri della tragedia sarebbe nato un album leggendario della storia del rock come “Back In Black”? Registrato poche settimane dopo la prematura scomparsa del loro cantante e con una copertina tutta nera, in segno di lutto per la morte di Bon, gli AC/DC hanno forgiato un disco imprescindibile che, a 40 anni dalla sua uscita, è ancora il secondo album più venduto di tutti i tempi con oltre 50 milioni di copie. 

Formatisi in Australia nel 1973 ad opera dei fratelli Angus Young e Malcolm Young, gli AC/DC dopo il grande successo in patria, con la pubblicazione di Dirty Deeds Done Dirt Cheap nel 1976, firmano un contratto discografico con Atlantic  Records e partono per una grande tournée in tutta Europa, pubblicando gli album High Voltage, Let There Be Rock e Powerage, quest’ultimo (vede il debutto del bassista Cliff Williams). La prima grande svolta degli AC/DC arriva nel 1979 con “Highway To Hell”, prima episodio della collaborazione del gruppo con il produttore Robert John “Mutt” Lange.

“Highway To Hell” conquista la vetta delle classifiche degli album in USA e il gruppo è veramente alle stelle. Sfortunatamente, il cantante Bon Scott muore nel febbraio del 1980, in seguito ad una notte da dimenticare a base di alcool ed eccessi. Dopo aver pensato anche allo scioglimento, i membri sopravvissuti degli AC/DC, ritornano con rinnovata determinazione e cercano il sostituto di Bon Scott attraverso un’audizione. 

Brian Johnson ex-Geordie, 32 anni, un giornalista rock, supera con successo l’audizione per gli AC/DC, rimasti impressionati dal fatto che non aveva imitato semplicemente lo stile di Scott, ma lo aveva reinterpretato con uno stile soul.

Con il loro nuovo front man, la band si dirige alle Bahamas per comporre e registrare il nuovo album che viene pubblicato il 25 luglio del 1980 (pochi mesi dopo la tragedia) su etichetta Albert Productions – Atlantic Records. Nonostante le diverse tempeste tropicali che mettono fuori uso le apparecchiature, diverse volte, Lange e la band finiscono  di provare e registrare l’album in sette settimane e che viene poi completato agli Electric Lady Studios di New York City. Il risultato è un disco di hard rock diretto, con testi di Johnson che parlano di sesso e di party, caratterizzato da riff precisi e potenti e da una sezione ritmica perfetta. Mentre il titolo dell’album e la copertina, tutta nera, sono un doveroso e rispettoso tributo a Scott, la musica contenuta nel disco è tutt’altro che cupa o dolorosa, con una produzione spettacolare.

Un minaccioso suono di campane apre l’album come un memoriale per la perdita di Bon Scott. “Hells Bells” non è solo un omaggio, ma anche un sequel abbastanza ironico della precedente “Highway to Hell”, che si era rivelata essere il canto del cigno di Scott. I testi di Johnson parlano della sua angoscia mentre cerca di adattarsi al suo improvviso cambiamento di ambiente e alla pressione per ottenere buoni risultati con i nuovi compagni. Nonostante l’inizio lugubre, “Hells Bells”  è in realtà più da intendere come una festa. 

Shoot to Thrill”, prosegue sullo slancio del brano iniziale e conferma l’uso massiccio di suoni tipicamente anni ’70, molto sostanziosi, con la chitarra di Angus Young che sembra piangere e la voce solista di Johnson che richiama i fasti della coppia Page-Plant. Il resto del primo lato dell’album contiene tre brani che suonano nello stile dell’album ma senza sussulti: “What Do You Do for Money Honey”, “Given the Dog a Bone” e “Let Me Put My Love Into You” , quest’ultima con un giro di basso, molto bello e martellante di Williams, e con un andamento bluesy.

Uno dei più famosi count-off della storia del rock apre lo strepitoso secondo lato di “Back In Black“, ed è subito leggenda. Le strofe e i cori si susseguono in un crescendo tra i riff di chitarra dei fratelli Young. Energia allo stato puro! Curioso il fatto che nonostante sia stato un grande successo da Top 40 negli USA, “Back In Black non ha mai raggiunto la vetta delle classifiche degli album e il singolo non è mai entrato ufficialmente nelle classifiche del Regno Unito fino al 2011, oltre 30 anni dopo la sua uscita. 

You Shook Me All Night Long”, a seguire, è senza dubbio la melodia più riconosciuta di tutti i pezzi degli AC/DC. L’intro di Malcom Young è perfetto, così come il Chorus, assolutamente vincente. Angus Young aggiunge uno dei suoi più potenti soli di chitarra su questo brano che poi è stato registrato in modo diverso nella versione inserita nella colonna sonora del 1986 di “Who Made Who”. 

Ancora un piccolo omaggio a Bon Scott, nella successiva “Have A Drink on Me”, sempre in modo ironico e sottile, tragico e anche leggermente morboso per arrivare poi a Shake a Leg” che parte con una fantastica intro. La band è in grande forma, ogni cosa è al suo posto, dai suoni alla composizione. La batteria di Phil Rudd è un vero e proprio motore e rende ancora meglio il significato del testo. Degna conclusione di un album di questo livello è “Rock and Roll Ain’t Noise Pollution“, un classico blues che si trasforma in un fantastico brano rock. Il basso di Williams, che pulsa tra i riff delle twin guitars dei fratelli Young, contribuisce al raggiungimento del numero 15 nelle classifiche dei singoli britannici (la posizione più alta raggiunta tra tutti i brani dell’album).

 

 

Giuseppe Bellobuono

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